PROLOGO: Città-Stato dello Zilnawa, Sud Africa

 

Un elegante velivolo di colore scarlatto dalla fusoliera a delta atterrò dolcemente sulla titanica piattaforma sospesa che fungeva da aeroporto.

Ad attendere il velivolo, in una sezione isolata e lontana dagli sguardi dei turisti, c’era un gruppo di una trentina di persone, tutte vestite come se fossero saltate fuori dai lontani tempi dei celti, i corpi seminudi decorati con eleganti tatuaggi e gioielli di splendida fattura.

Davanti a quel gruppo di persone, affiancato dalla sua statuaria segretaria, stava uno degli uomini più potenti della terra: Alexander Thran, padre e padrone dello Zilnawa e della Talon Corporation.

Il velivolo si aprì, e dalla rampa emersero otto familiari figure, otto campioni dell’elusivo Popolo:

 

Ø  Wolfsbane (Rahne Sinclair--Talbain), leader del formidabile Power Pack.

Ø  Jon Talbain, marito di Rahne, Sidar-Var del Popolo.

Ø  Fenris, il sinistro dio-lupo asgardiano.

Ø  Fera, la lupa che Dhasha Khan cercò di fare propria schiava e che ora proteggeva la sua gente

Ø  Maximus Lobo e Scratch (Nicholas Gleason)

Ø  Nightwolf (Davy ‘Rocket’ Hutch), un uomo investito del sacro potere del Popolo.

Ø  Il Predatore nel Buio, il Deviante lupino.

 

Thran si fece avanti, mentre gli uomini dietro di lui, all’avvicinarsi del formidabile branco, caddero su un ginocchio, la testa bassa. “Salute e lode a voi, alfa,” disse Thran a Rahne e Jon. Sottolineò il saluto con un profondo inchino, poi si voltò e mostrò la folla ancora china in reverenza. “La tua gente è qui come vi avevo detto. Erano molto impazienti di incontrarvi.”

Lei riconobbe subito quell’orso d’uomo in testa al gruppo -no, branco era la parola giusta, perché quelli non erano semplici uomini e donne. Quelli erano i Tuatha da Danaan! “Mallor!” abbaiò Wolfsbane, andando ad abbracciare l’uomo, che alla velocità del pensiero assunse una forma ibrida licantropesca dal pelo grigio spruzzato di bianco. “Sono felice di rivederti, vecchio pulcioso!”

Lui le arruffò la testa. “E io sono felice di vedere che tu sia cresciuta, cucciola di Sallara. Una alfa, addirittura!”

Lei ruppe l’abbraccio, la gioia sostituita dalla preoccupazione. “Credevo che foste andati ad Avalon,” disse lei.

Mallor annuì con aria cupa. “Ci sono tante cose che dobbiamo dirci, piccola.” Fissò il ventre piatto di lei, incuriosito che ancora…

“Non qui,” disse lei.

 

 

MARVELIT presenta

POWER PACK

Episodio 27

Genesi Selvaggia

 

 

Mezz’ora dopo, il velivolo sorvolava una regione del Deserto del Sahara, dirigendosi per la precisione verso…una città. Una incredibile serie di costruzioni di marmi e graniti che il sole trasformava in altrettanti gioielli dai mille colori, ben lontani dalle immagini monocromatiche dei resti architettonici greci e romani. La città, come la celebre isola francese, sorgeva su una collina circondata dalle acque di un lago.

Mallor era a dir poco incredulo, così come tutti gli altri licantropi celti, intenti a fissare lo schermo come se gli occhi non bastassero. “Non è possibile, milady. Quella è…”

Lycopolis,” disse Jon. “Per il resto del mondo, è un progetto di architettura fantasiosa della Talon Corporation, una dimostrazione di come si possa creare una comunità vivibile negli ambienti più aspri. Solo il Popolo sa che si tratta della fedele ricostruzione dell’ultima nostra città. Ironicamente, Thran pensava che fosse proprio da lì che dovesse ripartire la nostra sfida per riunificare il Popolo.”

“Riunificare..?”

Wolfsbane gli sorrise. “Ti spiegheremo tutto una volta che sarete arrivati e vi sarete rifocillati, Mallor.”

 

Il velivolo atterrò nella piazza centrale, in mezzo ad una folla di mannari che salutarono con entusiasmo crescente prima

.il ritorno dei loro campioni, poi l’arrivo dei lupi celti. Ululati festosi e latrati riempirono l’aria.

Era la prima volta che i membri di questa tribù, vissuti per millenni in un prezioso isolamento, si trovavano di fronte una così vasta comunità. Vide anche, sparpagliati qua e là, diversi umani che li fissavano con interesse. Al fianco di un paio di questi umani stava un lupo, cingendo protettivamente il suo compagno o la sua compagna…

Tutte quelle sorprese avevano tolto ogni forma di sete o fame a Mallor, ma sarebbe stato sgarbato rifiutare l’offerta della sua anfitrione. Sì, c’era davvero parecchio di cui parlare.

 

Per prima cosa, ai superstiti della tribù furono offerte tutte le migliori cure mediche che la tecnologia Talon potesse loro offrire. Fu un’impresa non da poco convincere gli inquieti ex-profughi che le macchine, in questo caso, erano loro amiche, ma alla fine ebbero tutti quanto necessario. Quando i Tuatha da Danaan uscirono dalla sezione medica, erano di nuovo sanissimi, lustri e profumati.

Il banchetto non fu da meno: qui, le vecchie tradizioni furono rispettate a dovere. Fu organizzato un grande festino in un’area aperta dell’edificio principale, alla sommità di Lykopolis. Una mezza dozzina di falò cucinava a ritmo continuo la più succulenta carne che i lupi celti avessero mai mangiato. Musiche e balli tradizionali accompagnavano ogni momento del festino. Cori di ululati riempivano l’aria, e ogni corpo trasmetteva odori di gioia e pace. Erano a casa, erano uniti, erano un grande branco…

 

“Come è stato possibile?” chiese Mallor, commosso. Da quanto tempo aveva sognato momenti come questo…

“È cominciata con una mia decisione,” disse Rahne, seduta fra le braccia di Jon. “Quando venni a sapere delle tante comunità licane sparse per il mondo[i], isolate fra di loro, vittime perfette dell’Uomo e del malevolo Set, decisi che tale status dovesse finire. Io ed il Power Pack viaggiammo in tutto il mondo per metterci in contatto con queste comunità, per fare sapere loro che era iniziata una nuova fase della guerra contro il dio-serpente, e che non sarebbero più state abbandonate a sé stesse[ii]. Incontrammo diffidenza, a volte aperta ostilità, ma il punto di svolta arrivò proprio con quell’uomo: Alexander Thran.”

Mallor annuì. “Un votato, senza dubbio. Eppure, ogni volta che lo fissavo negli occhi, mi sentivo a disagio, come se fossi stato un cucciolo indifeso di fronte ad un mostro vorace.”

Wolfsbane annuì. Quale che fosse la sua vera natura, quell’individuo la nascondeva bene, tranne quella sensazione di disagio… “Come ti ho detto, è stato lui a ricreare Lykopolis. Gli umani credono che si tratti di Asyut, e noi non abbiamo ragione di spiegare loro che in realtà le rovine che hanno trovato lì appartengono ad una seconda città eretta dopo una lunga migrazione. Qui, abbiamo radunato branchi da tutto il mondo, ma abbiamo ancora tanto spazio, ed altri ne arrivano di tanto in tanto.”

“Sono davvero fiero di te, femmina,” disse Mallor. “In sei mesi avete fatto quello che generazioni di volenterosi erano riuscite solo a sognare. Adesso, abbiamo una speranza.”

Jon annuì. “Quando verrà il momento, potrete mescolare il vostro sangue a quello degli abitanti. Certo, i vostri figli non saranno più puri, ma lo spirito dei Tuatha da Danaan continuerà a vivere.”

“Il che è più di quanto avessimo sperato fino a poco tempo fa.” Mallor osservò ancora Wolfsbane, in particolare il suo ventre. “Ti sei unita da poco con…”

Lei scosse la testa. “Sei mesi. E sono sicura di avere concepito fin dalla nostra prima notte, ma…” In quel momento l’aria stessa sembrò tremare, poi quattro solenni figure vestite di ampie tuniche fecero il loro ingresso: L’Anziano, dal pelo bianco come la Luna piena, Ku’rrja, dal pelo color sangue Slajshe del colore del ferro e Darika la nera -in breve, il Consiglio del Popolo.

In un istante, tutti i lupi e gli umani si chinarono in omaggio. Il silenzio si fece totale, salvo il crepitare dei fuochi.

“La gravidanza di Rahne non può avvenire secondo i ritmi dettati dal suo corpo,” disse l’Anziano con una voce profonda, antica, carica di saggezza. “La nascita dei suoi figli è destinata a cementare la sacra alleanza fra lupi, draghi e umani come fu immemorabile tempo fa, quando insieme combattemmo e quasi distruggemmo le armate di Set. Il giorno della nascita, si combatterà l’ultima battaglia contro Thulsa Doom, ma fino ad allora il Power Pack dovrà ancora lavorare per riunire i branchi ancora sparsi e seminare le radici dell’alleanza. Dicci, Mallor: la tua gente è pronta ad ogni sacrificio in vista di tale battaglia?”

Il licantropo, nella sua forma ferale, era così rannicchiato su sé stesso da sembrare un cucciolo. A quella domanda, si levò fieramente. “I Tuatha Da Danaan faranno la loro parte, ad ogni costo, tanto per il Popolo tutto quanto per la nostra sacra figlia!”

I Consiglieri non dissero nulla, ma svanirono come erano apparsi. Il festino riprese poco dopo, ma l’atmosfera ora era diversa, più solenne. Tutti lanciavano occhiate di rispetto a colei che non solo era l’alfa del più potente dei branchi, ma anche l’incarnazione della loro speranza.

“Quello sarà un giorno molto interessante,” disse Fenris con un ghigno sinistro, passando un artiglio sulla superficie della lama fissata lungo la testa del suo martello.

“Che dolce ironia,” sottolineò Mallor. “La nostra riscossa comincerà dal luogo dove tutto finì.”

“Mallor…” chiese Rahne. “Non c’è nessun altro..?” La seconda volta che aveva incontrato i lupi celti era stato quando Mallor le aveva rivelato il suo passato. Erano una piccola comunità, vero, ma contavano pur sempre una cinquantina di membri…

Lui scosse la testa. “Ahimè, nel nostro tentativo di raggiungere Avalon, le forze di Set hanno sferrato un secondo attacco ancora più violento. Siamo stati fortunati a rimanere in quanti vedi. Ma non ti crucciare, figlia: siamo abbastanza per dare il via ad una nuova generazione. Non importa quanto sia stata dura e dolorosa la strada, l’importante è averla percorsa.”

Lei avrebbe voluto abbracciarli tutti, strofinarsi contro di loro per consolarli, accudirli… Invece, le scappò un ringhio minaccioso. “Il Dio-Serpente pagherà anche per questo, te lo giuro!”

“A proposito,” fece Mallor, guardandosi intorno. “Dove sono gli altri membri del tuo formidabile branco?”

Sono divisi in due sottobranchi, e sono impegnati in missioni separate alla ricerca e protezione degli altri branchi.

 

Set Atra-No, Isola di Ross, Antartide

 

L’immagine nella sfera di cristallo, chiusa fra le fauci di un serpente, mostrava sì la città di Lykopolis, ma allo stesso tempo era come se la città dei lupi fosse avvolta da un manto di nebbia che la rendeva a malapena distinguibile. Qualunque cosa stessero facendo o tramando i nemici di Set, era ben nascosto da un incantesimo estremamente potente.

“È l’assenza di Set,” mormorò Thulsa Doom, alto sacerdote del dio-serpente. “Non può essere altrimenti. Con Lui a guidare i miei occhi, saprei squarciare quel velo maledetto…” L’alternativa, cioè che quei cani rabbiosi avessero più potenza di Set, era semplicemente impensabile. “Che siate maledetti!” urlò Doom alla stanza vuota. Concentrò la sua rabbia sulla statua di un soldato-serpente, e con un colpo mistico la mandò in frantumi.

Frustrato, si sedette sul trono a forma di serpente, con la bocca spalancata a fare da schienale. “Maledetti…” ma era ben altro che lo angosciava. Di nuovo, il suo Signore aveva abbandonato la città, aveva concentrato le sue forze altrove[iii]. Perché?

Un pensiero gelido come la lama di un coltello attraversò la sua mente oscura, facendolo sobbalzare. E se Set stesse sospettando qualcosa?

L’Alto Sacerdote si diresse alla finestra che dava sulle sette teste della titanica statua del dio. E lì, l’occhio sinistro della testa centrala brillava di arcane energie. L’Occhio di Set conquistato durante Inferno era ancora lì. Il Serpente si fidava ancora. Quindi, restava il problema principale: come poteva Thulsa Doom riconquistare la fiducia di Set, per farlo tornare su questo piano?

Persino il teschio nudo del cranio del Sacerdote sembrò assumere un’espressione triste: anche il piano di usare quegli stolti dell’FBSA[iv] contro il Power Pack era svanito nel momento in cui Lykopolis era risorta. Inoltre, cosa avrebbero potuto mai fare contro un branco il cui numero saliva giorno dopo giorno? Senza contare i lupi presenti in altri gruppi, che a loro volta contribuivano a creare nuove alleanze. E i draghi, maledizione! Anche loro stavano risalendo la china!

Cosa sarebbe successo se la triplice alleanza avesse ritrovato vigore?? Questa idea, più di tutte, toglieva lucidità a Thulsa Doom. Ma ancora non sapeva cosa fare…

 

“Povero Sacerdote,” disse la donna in una lucida armatura bianca e nera, osservando a distanza di sicurezza il tormento del suo ‘padrone’. Lei rispondeva al nome di Faidara, ed era uno dei nove Alti Generali di Set. “Deve fare molto male sentirsi così inutili.”

Ma a pronunciare quelle parole cariche di acrimonia era l’anima intrappolata di  Sofia Svjordsen, costretta a dare la sua vita mortale per fare rivivere quel mostro[v].

Improvvisamente, gli occhi della donna divennero due pupille serpentine avvolte in malevole pozze rosso-sangue. “Il tuo sollievo è inutile, mortale!” ringhiò con tonalità ora inumane. “Non possiedi una frazione della forza di volontà necessaria per liberarti dal potere di Set!”

Gli occhi tornarono normali. “Dal potere di Set, no, è vero. Ma ora il tuo dio è lontano, e proprio grazie al tuo Thulsa Doom, ora so cosa fare per liberarmi.” La donna si incamminò lungo i corridoi.

Poco dopo che ebbe svoltato l’angolo, una specie di nero fantasma, un guscio di laceri stracci su un corpo di ombra, con due minacciosi fuochi fatui per occhi sotto il cappuccio, emerse dalla parete. Poi si diresse dal suo padrone: alla fine, aveva pagato tenere sotto controllo quella strega…

 

Lykopolis

 

La stampante incassata nel tavolo produsse una fitta serie di fogli. Quando il suo lavoro fu finito, una robusta mano artigliata li afferrò.

Maximus Lobo studiò accuratamente il contenuto dei documenti, poi spostò lo sguardo verso il giovane licantropo in piedi dall’altra parte della stanza. Dal loro primo incontro, nel Morlockworld, il cucciolo era cresciuto: il pelo si era fatto più chiaro, quasi dorato, e gli erano cresciuti una criniera nera come i ciuffi agli avambracci. Senza contare le sue nuove doti… “È fatta, Nicholas. Da oggi sei un Lobo, e godrai di tutti i privilegi di membro della mia famiglia così come cittadino dello Zilnawa con residenza a Lykopolis.”

La reazione del ragazzo fu semplicemente spontanea: con un latrato di gioia ed un singolo salto, coprì la distanza fra sé e il più anziano licantropo, che lo afferrò al volo e gli permise di abbracciarlo al folto collo con forza. Nicholas quasi sparì completamente fra quelle braccia.

Lobo non era solito a manifestazioni di affetto, come ben sapeva suo nipote Carlos. Tuttavia, questo cucciolo possedeva una forza interiore che gli ricordava sé stesso a quell’età. E, doveva ammetterlo, non gli dispiaceva la possibilità di essere nuovamente un padre e correggere gli errori fatti con la precedente cucciolata…

Lobo depositò Nicholas a terra. “Coraggio, vai a giocare con i tuoi coetanei, adesso. E non osare farti mettere sotto.”

Il giovane annuì e corse via come un fulmine.. Appena fu fuori, si udì il suo ululato felice.

 

“Yowza! Occhio a dove vai, palletta di pelo!” Nightwolf quasi fu travolto da Nicholas, che andò ad unirsi ad un gruppo di altri giovani licantropi. Quasi subito, scoppiò una nuova zuffa giocosa.

Davy scosse la testa. Lui credeva di avere avuto un’infanzia difficile, ma con simili compagni di gioco avrebbe passato ogni compleanno in un letto d’ospedale.

L’uomo nel costume rosso e nero andò a sedersi su una panca, osservando le scene di vita che si svolgevano tutt’intorno a lui. Certo, era sempre meglio essere una specie di supereroe mannaro piuttosto che uno sbandato tossicomane. Ma che cavolo, però! Come ci si faceva qualche amico fra quella…gente, senza contare qualche amica..?

“Un lupo solitario non è una cosa bella a vedersi,” gli disse da dietro le spalle una voce profonda, che avrebbe potuto essere tanto maschile quanto femminile.

“Non sono un lupo, io…” disse Nightwolf voltandosi…e rimase a bocca aperta. “Duh.”

Fino a esattamente un secondo prima, Davy non credeva potessero esistere esemplari attraenti fra quelle creature. Trovarsi a due passi una femmina come quella, bianca come neve immacolata e vaporosa, con delle curve da capogiro e due occhi azzurri come il mare più limpido… Be’, il cuore del ragazzo cominciò a flippare. “Wow, voglio, dire, salve, er…”

La femmina gli si sedette accanto. Profumava di cannella mista a qualche altra essenza. “Io mi chiamo Màreen, del Branco di Gevaudane.”

“Ah, non era in quel film..?”

Màreen  abbassò la testa e le orecchie. “Uno dei nostri, in preda ad una grave malattia, iniziò a vagare come un cane rabbioso e ad uccidere umani. In risposta, fu scatenato un genocidio, che però andò ai danni dei nostri fratelli ferali, là dove noi avemmo la possibilità di nasconderci. Fino a quando non ci avete trovato, non eravamo neppure abbastanza per chiamarci ‘comunità’…”

Nightwolf lo ricordava bene. Quei poveracci erano più paranoici di un soldato giapponese convinto di dovere difendere la sua posizione a guerra finita[vi]. “Er, non ricordo di averti visto in quel gruppo, cioè branco…”

In risposta, la forma nuda della femmina fu sostituita da quella vestita di una ragazza di un biondo molto chiaro, con indosso una camicetta bianca e una gonna merlettata che le arrivava alle ginocchia. A quel punto, lui la riconobbe subito. Si era anche ripromesso di scambiare quattro chiacchiere con lei appena ne avesse avuto l’occasione…

“Sono così meno brutta, adesso, Nightwolf?”

Lui scosse la testa. “Eh? Ah, sì, NO! Volevo dire no, non sei meno brutta. Sei solo…ah, diversa, ecco!” Invece, nella sua mente aveva già recitato tre alleluia con tutto il coro!

“Toglietelo,” disse lei. “Il costume, fallo sparire. Fammi vedere chi c’è la sotto.”

Lui obbedì all’istante, rivelando un corpo più magro vestito di una camicia lunga e pantaloni sformati, un volto affilato e una zazzera di capelli incolti. “So di non essere esattamente Brad Pitt, ma…”

La ragazza tornò lupa. “È che volevo vedere il volto di colui che ha rubato i cimeli della mia famiglia.”

La reazione di lui fu immediata. Si ritrasformò immediatamente e fece un salto all’indietro. “Yowza! Bellezza, guarda che se li rivuoi, te li cedo così in fretta che…”

La lupa sospirò. “No, scimmiotto, non volevo riprenderteli. Anche se ammetto che avrei preferito vederli indosso ad un Votato, sono felice che almeno non siano andati perduti per sempre.”

“Scusa..?”

“Dove hai preso la maschera e il Tomo di Elazàr?”

Nightwolf sollevò la maschera, rivelando il volto di un giovane in perfetto stato fisico, i capelli corti biondi. “Ho rubato questa roba da un antiquario. Avevo bisogno di soldi per una dose, e avrei rubato anche i rifiuti di un cassonetto. Quei giorni sono passati da quando ho cominciato ad usare regolarmente questo potere. Mi ha…purgato…”

“Tale è il potere del Nightwolf,” disse lei, dando una pacca sulla panchina. “Coraggio, siediti. Non sono arrabbiata con te.”

Lui obbedì, seppur riluttante. “Come funziona questa roba?”

“Il Tomo di Elazàr fu scritto da un potente sacerdote umano di Gaea, col sangue di un sacrificio volontario di licantropi sulla pelle donata da un drago. Contiene incantesimi molto potenti, il primo dei quali per evocare lo spirito di un degno guerriero caduto in battaglia. Purtroppo, i suoi segreti sono conosciuti solo al Consiglio del Popolo, e al votato è permesso solo di leggere la formula di evocazione per aiutare il Popolo nel momento del bisogno.”

Davy ricordava, infatti, che a parte un paio di pagine di testo, il resto del volume era…bianco. Una volta aveva cercato di strappare una pagina, ma si era preso come una scossa tremenda. Da allora, aveva smesso di farsi altre domande su quel maledetto libro…

“Non dovrebbe funzionare solo sui Votati?” chiese Davy. “E loro sono dedicati al Popolo per una precisa scelta, o per una specie di…predisposizione naturale, giusto?”

Màreen annuì. “Tu possiedi quella predisposizione. Sei libero per nascita dall’influenza della Phobia, l’incantesimo che alimenta il terrore dell’Uomo verso il Lupo.”

“Consolante. Non c’è modo di passare a qualcun altro maschera e talismano? Con tutto il rispetto, sono più nuovo a questo lavoro di un capo fresco di lavatrice, e…” guardò verso una coppia composta da una donna (se lo era) e un maschio licantropo intenti a scambiarsi bocconi di cibo. “Insomma, scommetto che i volontari non mancherebbero.”

La lupa scosse la testa. “La magia del Tomo ha scelto te.”

“Ne parli come se fosse una cosa…viva…”

“Nella magia vive lo spirito, l’essenza della nostra gente. È come se il Popolo, collettivamente, avesse scelto te.”

Le spalle di Davy scesero di una spanna. “Quindi mi tocca tenerlo. E quando ne sarò libero?”

Màreen inclinò la testa di lato. “Forse quando la guerra contro Set sarà finita. È così brutto per te essere il Nightwolf?”

 

“Tutto questo farà di Fera una creatura più forte?”

Erano in due, nella stanza. Fuochi fatui di un colore azzurrino danzavano intorno a loro. Sotto i loro piedi era inciso il Caduceo degli Sterling: un drago ed un lupo rampanti avvinghiati in un abbraccio che iniziava dalle loro code, e le ali spalancate del drago a fondersi in un cerchio composto di corpi umani.

Davanti a Fera stava un uomo alto, magro, vestito di una tunica verde e oro decorata con una ampia cintura la cui fibbia era una testa bifronte di lupo e drago. Le luci dei fuochi si riflettevano sul cranio rasato e lucido dell’uomo. I suoi occhi si tenevano saldi in quelli della lupa mutata dalla magia, la sua voce calma e rassicurante. “Il potere di Shirrair ti ha fortificato la prima volta, unendo in te Uomo e Lupo. Ma il rituale era incompleto, e Padron Khan,” la lupa si irrigidì alla sola menzione del suo bieco ex-padrone “ha sfruttato tale incompletezza per tenerti in uno stato di confusione e ira cieca. Quando lo spirito dei Re-Draghi sarà evocato, possiederai il santo potere dell’Alleanza, e la tua coscienza sarà libera dal tormento.

La lupa umanoide annuì. La sua vita, sotto molti aspetti, coincideva tristemente con quella di un altro membro del Pack: Karnivor. Anche lei, capobranco nella terra di K’un Lun, era stata privata della sua libertà per diventare schiava di un umano, per poi essere trasformata, costretta a lasciare i suoi simili per diventare un’assassina senza altro scopo che obbedire al suo padrone, e poi ad un altro, ed un’altra ancora… E la sua sola libertà da loro erano stati i giorni di prigionia, un tormento ancora peggiore per uno spirito libero…

Con il Power Pack, aveva trovato una nuova famiglia, e avrebbe fatto qualunque cosa per non perderla. Sentiva il potere scorrere intenso nel simbolo sotto i suoi piedi. Potere che faceva brillare la fibbia con su inciso il simbolo di Shirrair…

“Sei pronta?” chiese il Sacerdote, pronunciando il vero nome di lei nella lingua dei lupi.

Fera tese le braccia, come a volere avvolgere l’aria intorno a sé…

Improvvisamente, il Caduceo si illuminò di fiamme, verdi, rosse, violette, azzurre, nere. L’uomo, in una lingua più antica della storia conosciuta dell’uomo, recitò, «Concilio dei Re-Draghi, ascolta il tuo umile messo! Concedete alla figlia del Popolo Lupo la vostra benedizione, liberatela dalla corruzione che alberga in lei, investitela del sommo potere, fatene la guerriera delle Tre Genti ora che il maligno Set mostra la sua fetida ombra sul nostro futuro!»

Le fiamme esplosero dal caduceo! Danzarono intorno al supplicante e alla femmina, trasformarono l’aria in un indescrivibile e turbinante gioco pirotecnico. Eppure, le carni dei due mortali non furono neppure scaldate da quel fuoco…

Poi, il fuoco si trasformò in una serie di figure draconiche, che non smisero di danzare al ritmo del fuoco mentre cambiavano forma e colore, a seconda della razza.

«Femmina che i mortali chiamano Fera,» disse un mostro, sfiorandole il corpo fra le spire azzurre. «Cosa ti fa pensare di essere degna di questa supplica?» Poi un’altra voce, appartenente ad un altro muso, proseguì, «Il Messo chiede che ti doniamo un frammento del nostro cuore.» «È un onore raro, molto raro.» «I mortali hanno dovuto combattere per la propria vita, per avere solo il cuore di Shou-Lao l’Immorto.» «Cosa ti fa pensare di essere degna del nostro, Fera?»

La lupa si trovò di fronte un muso ghignante di puro fuoco. Lei non vacillò. “Fera difenderà il suo branco e la sua gente con tutta la sua forza, con o senza il vostro aiuto.” Lo disse con la calma di una dichiarazione di fatto.

Corpi e teste di drago si contorsero. «Wah ah ah! La cucciola ha zanne affilate!» «Il suo spirito è puro, merita una possibilità!» Poi, il fuoco assunse un’unica forma immensa, e avvolse il corpo di lei in una zampa. «Così sia, piccola femmina! È tanto, tanto tempo che la Santa Alleanza non ha un suo campione su questo mondo! Avrai un frammento del nostro cuore, sarai i nostri artigli e le nostre ali e il nostro fuoco! Non deluderci, o diventerai cibo per nutrire il tuo tormento!» La colossale zampa si chiuse sul suo corpo, un artiglio piantato nella schiena ed uno sul petto, a circondare il cuore. Il dolore fu qualcosa di così terribile da trascendere i limiti del corpo, quasi a diventare una forma di piacere. Attraversò ogni fibra del suo essere, spingendo Fera ad ignorare il proprio corpo, a raggomitolarsi immaginandosi di nuovo nel caldo ventre di sua madre, dove niente avrebbe potuto ferirla…

E lei ignorò quel richiamo, ignorò ogni cosa che potesse impedirle di abbracciare il potere che le scorreva dentro…

 

Ogni attività a Lykopolis si fermò, quando dal tempio principale, una sorta di ziggurat al centro della città, guardata su due angoli da statue di licantropi, su altri due da soldati umani in antiche armature e spade, e sormontata da un drago rampante, venne un’esplosione di luce che per un attimo rivaleggiò con quella del Sole…



[i] Ep. #26

[ii] Nella miniserie WOLF TRACKS, fra poco su questo canale!

[iii] Su Altro Regno, per la precisione, in KNIGHTS TEAM 7

[iv] Federal Bureau for Superhuman Affairs

[v] Ep. #9

[vi] Sempre in Wolf Tracks